Allenamenti serali

Allenarmi la sera è logisticamente comodo. Sì. Ma non per questo è facile. Finisco di lavorare e le opzioni sono sempre le stesse: tornare a casa e rischiare il divano, oppure cambiarmi e partire subito. So già come va a finire se rimando. Quindi infilo le scarpe e parto. Anche stanco. Soprattutto stanco.

La preparazione conta, certo. Avere tutto pronto evita tentennamenti. Ma non è quello il problema vero. Il problema è la testa. Dopo una giornata intera davanti a uno schermo, tra mail, riunioni e cose inutili, uscire a correre non è entusiasmo. È resistenza. Però funziona. Perché anche se il corpo è affaticato, la corsa serale mi rilassa. Non subito. All’inizio penso a tutto. A quello che ho fatto, a quello che ho sbagliato, a quello che devo fare.

E poi c’è la città. Perché la sera non corri nei campi o nei boschi. Corri tra macchine, traffico, semafori e pedoni distratti. Devi zigzagare, frenare, ripartire. Il ritmo viene fatto a pezzi. La concentrazione pure. Non è poetico. Non è bello. È reale. E se aspetti le condizioni ideali, non esci più.

Qui entra in gioco anche il pranzo. Se so che la sera devo correre, a mezzogiorno non posso mangiare a caso. Deve essere leggero, digeribile, pensato. E soprattutto va adattato a quello che ho in programma. Se la sera devo solo fare una corsa tranquilla, posso stare più scarico. Se invece so che mi aspettano lavori più impegnativi, il pranzo deve sostenerli. Niente formule magiche. Solo buon senso. Mangiare troppo pesa, mangiare male si paga sempre la sera.

Dopo, a cena, mangio per recuperare. Qualcosa di semplice, che rimetta in piedi il corpo senza appesantirlo. Così la corsa finisce davvero.

Fisicamente, la sera, il corpo è paradossalmente più pronto. È già caldo, già attivo. Quando va bene riesco anche a fare lavori di qualità. Quando va male porto a casa quello che viene. Ma il rischio di farsi male è minore rispetto al mattino, quando parti rigido e mezzo addormentato. La sera sei già usato, ma funzionante.

Il punto è questo: mentre molti sono a cena o sul divano, io e pochi altri siamo fuori. Al buio. Al freddo. A correre quando non conviene, quando non è comodo, quando non è bello. Perché allenarsi di giorno, col sole e il tempo a disposizione, è facile. Farlo la sera no.

Poi però succede sempre la stessa cosa. I pensieri si accorciano. Rimane solo il ritmo. Il tempo. Se sta venendo. Se oggi gira oppure no. Il GPS diventa l’unica cosa onesta della giornata. Niente storie, niente scuse. Numeri e respiro.

Il bello della sera è anche che non corro contro l’orologio. Se parto tardi, pazienza. Se allungo, decido io. Nessuna pausa pranzo da incastrare, nessuna sveglia all’alba. È uno spazio della giornata, non imposto.

Non vivo di corsa, organizzo la vita intorno agli allenamenti. La corsa entra, ma anche tutto il resto. Ed è proprio per questo che conta. Non perché miglioro sempre, ma perché non mollo. Anche in mezzo al traffico. Anche quando sono scarico. Anche quando l’allenamento è mediocre.

La sera è magica. Ed è il momento in cui, nonostante tutto, continuo a correre.

Quindi… correte