Vado in ferie… Vacanze al mare.
La valigia è pronta, le scarpe da corsa infilate all’ultimo e nella testa c’è sempre la stessa immagine: mare cristallino, silenzio, un buon libro e finalmente una settimana senza stress. Che splendida illusione.
Il mare, nell’immaginario collettivo, è sinonimo di relax. Nella realtà è un gigantesco esperimento sociale. Ombrelloni sdraio lettini e asciugamani che occupano più spazio di un appartamento in centro e persone che riescono a litigare già alle nove del mattino per un parcheggio o dieci centimetri di sabbia.
Il rumore delle onde? Bellissimo. Peccato che venga coperto da bambini che urlano come se fossero alimentati a batterie infinite, venditori ambulanti che conoscono il tuo nome senza averti mai visto e vicini di ombrellone convinti che tutta la spiaggia debba partecipare alle loro conversazioni familiari.
Poi c’è il caldo. Non quello romantico delle cartoline. Parlo di quel caldo che ti fa sudare anche mentre sei fermo a pensare se valga la pena alzarti per andare a bere. Ti siedi e hai caldo. Ti alzi e hai caldo. Ti tuffi e dopo cinque minuti hai di nuovo caldo. Un ciclo perfetto.
E la sera? La sera dovrebbe essere rilassante. Invece si trasforma in una prova di sopravvivenza. Ristoranti pieni, file ovunque e camerieri che corrono una mezza maratona solo per portarti una bottiglia d’acqua. Tu aspetti pazientemente il tuo turno, osservando altre centinaia di vacanzieri che, come te, hanno avuto la brillante idea di cenare… proprio all’ora di cena.
Insomma, il mare continua a essere venduto come il paradiso del relax. Io, sinceramente, continuo a vedere più un gigantesco esercizio di pazienza.
L’unica certezza che mi porto dietro sono le scarpe da corsa.
Perché, anche in vacanza, la corsa non la salto. Certo, allenarsi in vacanza al mare è un piccolo capolavoro di adattamento. Si parte prestissimo, o il pomeriggio sul tardi, senza che il sole decida di scioglierti. Si schivano passeggini, cani con il guinzaglio estensibile lungo trenta metri, bambini che cambiano direzione senza preavviso e turisti che camminano, o in bicicletta, in gruppo occupando tutta la passeggiata come se stessero ricreando il Giro d’Italia.
Il fondo cambia ogni cento metri, l’umidità ti toglie il fiato e il Garmin, probabilmente impietosito, evita perfino di commentare la prestazione.
Non sarà l’allenamento della vita. Anzi, probabilmente sarà una collezione di chilometri improvvisati, fatti quando capita e come capita. Ma va bene così. In fondo anche questo fa parte del gioco.
Per una settimana, invece, va in vacanza anche la tastiera. Nessun articolo nuovo, nessun racconto appena sfornato. Solo qualche corsa rubata tra un bagno e una ricerca disperata di un angolo libero di spiaggia.
Al ritorno ci sarà sicuramente materiale da raccontare: allenamenti improbabili, episodi surreali, qualche imprecazione trattenuta e, ne sono certo, almeno una nuova conferma del fatto che io e le vacanze al mare continuiamo a sopportarci più che ad amarci.
Nel frattempo auguro buone vacanze a chi riesce davvero a rilassarsi sotto l’ombrellone. Io, molto più realisticamente, proverò a sopravvivere al traffico umano della spiaggia e a conquistare qualche chilometro senza investire nessuno.
Se ci riuscirò, sarà già una vacanza di successo.
